Burn!!!

Burn!!!
foto di Komno Photografy

martedì 8 aprile 2014

Nothing/Everything


-testo di Rumigal
-foto di Komno Photografy




E' questo il momento in cui tutto mi scorre davanti, come fosse un film. Cristo, questo è il momento in cui sto per morire e rivedo tutto.
L'autobus è appena arrivato. Ho i biglietti in mano e i documenti che mi ha dato l'uomo incappucciato. Sulla carta di identità c'è il mio nuovo nome.
"Dylan Medley"
Non mi piace molto a dir la verità. Sembra un nome da telenovela. Ma immagino che a questo punto non ci sia molto di cui lamentarsi.
Non mi resta che salire sull'autobus, che mi porterà lontano da questa Città, che mi porterà dove le cose saranno migliori.
Ma di che cazzo sto parlando, in fondo? L'ho capito appena l'uomo incappucciato si è seduto accanto a me. Era tutta una gigantesca cazzata, quello che stavo facendo. Però arrivi ad un punto in cui le cose sono talmente incasinate che cercare di aggiustarle è una cazzata cosi come il fuggire via.
Devi solo scegliere la strada che ti fa un po meno schifo. E conviverci. Come adesso. Sedersi su questo autobus e osservare la Città di notte, ripensare a ciò che ho deciso di abbandonare per sempre, di cancellare.
Credo che a volte però le cose siano più semplici, se si cambia punto di vista.
Dopotutto, se le cose che sto lasciando fossero più importanti, fossero migliori, non le lascerei, no?
E' come una specie di sacrificio. Bruciare il mio passato per la promessa di un futuro migliore.
Le porte dell'autobus si chiudono. Partiamo.
Mi sembra di essere solo un sasso gettato in un fiume.
Guardo la foto di mia figlia, l'unica cosa da cui non sono riuscito a staccarmi. Da quando io e mia moglie abbiamo divorziato non la vedo quasi più. E quando sono piccoli, hanno bisogno di vederti, i bambini, di sentirti. Perché non capiscono cosa succede. Cazzo, non lo capiamo neanche noi in fondo.
Oggi, prima di uscire, ho cercato di scriverle qualcosa. Una lettera, che magari un giorno avrebbe potuto fungere da risposta a quelle domande che sicuramente avrà.
Ma è per lei che sto andando via. Lei non dovrà crescere con un uomo che a quarantacinque anni ancora non ha trovato il proprio posto nel mondo.
Mike mi diceva sempre di quanto fossi fortunato ad essere cresciuto senza genitori. Considerando che la maggior parte dei genitori che conoscevamo, compresi i suoi, erano dei nevrotici che rovinavano la vita ai figli, mi ripeteva sempre che mi invidiava.
"Tu almeno potrai decidere che cazzo fare della tua vita, senza che nessuno ti imponga una strada piuttosto che un'altra. Mio padre, sai che mi ha detto? Che posso anche dimenticarmi di andare all'università. Si è già messo d'accordo con il suo capo. Appena finirò il liceo, ho già un lavoro assicurato presso la sua agenzia immobiliare."
Mike l'ho anche rivisto, qualche settimana fa. Cristo, è ingrassato di almeno duemila chili. Dice che è lo stress.
"Tu invece come te la passi? Non sei cambiato per niente, sai?"
Mi è venuto da ridere. E' vero. Non sono cambiato neanche un po. Sono esattamente com'ero a 18 anni. Che poi è questo il motivo per cui Veronica, la mia ex-moglie, è andata via, portandosi via nostra figlia. Diceva che non ero in grado di crescere una figlia, se io stesso ero solo un bambino nel corpo di un adulto.
Ci è voluto molto per accettare che avesse ragione. Dio, se l'ho odiata. L'ho odiata da morire. E poi ho capito che in fondo aveva ragione. Starmene a casa da solo, quando tornavo da un lavoro che mi era capitato per le mani uscito da una università che avevo scelto perché era vicino a dove abitavo, ecco, mi dava molto tempo per ripensare a tutto.
Quanto cazzo poteva fregarmene in fondo? Mi sembrava tutto cosi uguale, all'epoca. Scegliere un'università piuttosto che un'altra, o magari iniziare a lavorare come Mike. Che differenza poteva fare?
E quando Veronica è rimasta incinta, dopo il matrimonio, ho pensato, ho sperato che potesse cambiare qualcosa. Ci ho davvero sperato, piccola. Ma non è cambiato niente.
Non è cambiato assolutamente niente.

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