Burn!!!

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foto di Komno Photografy

martedì 1 aprile 2014

Compromessi


-testo di Rumigal
-foto di Marìka Moretti



Oggi sono andato a prendere mio figlio a scuola. Per tutto il viaggio di ritorno in macchina non ci siamo scambiati una sola parola. Credo che lui abbia parlato di qualcosa, in realtà. Ma non ho sentito niente. Avrei voluto dirgli che quello sarebbe stato il nostro ultimo viaggio in macchina padre e figlio visto che da questa sera morirò.
Un bicchiere di Gin, grazie.

Quando avevo ventidue anni, e finalmente riuscii ad andar via dall'Università che i miei mi avevano costretto a seguire, ero convinto che avrei finalmente potuto assaggiare la libertà che credevo mi fosse stata rubata per troppo tempo.
Mio padre mi diceva sempre che prima di essere persone siamo cittadini, e che il nostro compito è dunque migliorarci nell'interesse della comunità.
Stronzate.
Che senso ha annullarsi totalmente per un qualcosa che in fondo di te non ha davvero bisogno?
Sono sempre stato un tipo ribelle, non mi è mai piaciuta l'idea di finire nella massa di falliti che riempiono questa Città.
Ma le cose ti sfuggono di mano. Credi di avere potere su quello che succede, ma la realtà dei fatti è come bere questo bicchiere di Gin. Ti viene da vomitare quando ormai lo hai già buttato giù.
Ecco, finisci l'Università, finalmente ti senti pronto a vivere il sogno, ad essere libero. Nessuno che deve più costringerti a seguire una strada piuttosto che un'altra. Ci sei tu, e il mondo. Ma poi capisci che di sogni non si vive. Hai bisogno di soldi. E scendi a compromessi con la vita, la stessa vita che per pochi secondi di pura pazzia hai pensato di poterti lasciare alle spalle. Sono i compromessi che ci fregano sempre, ma lo capiamo quando ormai stiamo pagando un mutuo per una casa di cui non riconosciamo l'odore.
Quando ci penso, mi sembra che tra i ventidue anni e i trentacinque che ho adesso, sia passato solo un secondo. Eppure ne ho fatte di cose. Sono riuscito a trovare un buon lavoro, ho una bella casa in centro dove vivo con mia moglie e mio figlio Alfred.
Alfred, come mio padre. Ironia? Debolezza? Che ne so. Un'altra di quelle cose che sembrano essere accadute nel secondo passato tra i ventidue e i trentacinque anni. So che adesso mio figlio ha lo stesso nome del compromesso più grande della mia vita. Quello con mio padre. Ma non saprei come è stato possibile arrivare a questo.
Prendo questo secondo bicchiere di Gin e non riesco a sentirmi in colpa. Da domani io sarò morto. Andrò via da questa Città e mio figlio avrà una tomba su cui piangere quel fallito di suo padre. Sempre meglio che dovermi guardare in faccia ogni giorno per il resto della sua vita. E mio padre... Continuerà a vivere pensando che suo figlio è morto andando a sbattere contro un muro dopo essersi ubriacato. E lo so, sono sicuro che una parte dentro di lui capirà che è colpa sua, delle sue pressioni, delle sue ambizioni per me. Hai visto dove mi hanno portato, brutto pezzo di merda?
Dammi un altro bicchiere. Dammi il terzo bicchiere di Gin, che poi vado via, finalmente sarò libero!

"3 gin lisci bruciano come l'inferno".
La voce mi richiama in questo bar. Per alcuni secondi mi sembra quasi di essere lontano da qui, lontano da ciò che sto per fare. Non so dire quanto i tre Gin influiscano su questa sensazione.
So cosa devo dire.
"Solo chi è stato all'inferno può saperlo"
La voce credo mi esca impastata. L'uomo accanto a me, incappucciato e con occhiali scuri, si alza e mi fa cenno di seguirlo.
I nostri passi rimbombano attraverso l'oscurità di questi vicoli. Gli edifici sembrano non avere fine, e coprono tutto.
L'uomo incappucciato mi parla, mentre cammina velocemente. Capisco la meta di quello che dice. Alfred avrebbe paura a stare qui, penso per qualche istante, prima di rendermi conto che siamo arrivati al terminal degli autobus.
”Conosco il tuo volto, ma tu non conosci il mio. Se ti rivedo per queste strade, ti ammazzo."
Come...? Mi viene da dire.
Ho una borsa in mano. Dentro ci sono dei documenti, un biglietto.
Guardo l'autobus fermo, pronto a partire. L'uomo incappucciato va via.
Come sono arrivato qui?

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