"Distruggo le loro anime sacrificando cadaveri nel fuoco. Sono sempre convinti che sono l'uomo venuto a salvarli. Ma si sbagliano. Io sono l'uomo venuto a condannarli."
Burn!!!
foto di Komno Photografy
mercoledì 2 luglio 2014
Potere
-Testo di Rumigal
-Copertina di Marìka Poulain
C'era quest'uomo tempo fa. Un uomo ricco, di quelli che si sono fatti da se.
Un uomo che poteva comandare imperi economici e la vita delle persone come fossero formiche.
E' una sensazione strana, quella del potere. Avere nelle proprie mani il potere di far cadere una testa. Il proprio capriccio che diventa più forte della volontà degli altri. Ti rende freddo e distaccato e oggettivo.
Quest'uomo aveva anche una moglie. Una donna bellissima, intelligente. Abbastanza intelligente da prevedere il successo del futuro marito e farlo innamorare e farsi sposare. Ma si sa che l'amore non dura, no? Serve solo a farti sposare e mettere su famiglia. Una volta che c'è tutto questo il sentimento svanisce e rimane solo una patina leggera, sfocata, come quando respiri su un vetro. Ci passi una mano sopra e non resta che un alone.
Quest'uomo aveva anche una figlia. Una figlia di nome Ellie.
Quanto voleva bene a quella bambina. Era cosi dolce. Eppure cosi distante. Almeno da lui.
Perché il potere di cui disponeva quell'uomo andava coltivato. Nella vita si compiono delle scelte, sempre. E per chi sceglie la vetta non restano altri premi se non la distanza da chi resta giù.
Perché quell'uomo aveva imparato proprio questo. Ci sono luoghi, distanze, nel percorso della vita, che possono essere raggiunti solamente lasciandosi tutto dietro.
E magari pensi di farlo anche per gli altri, per coloro che credi di amare. Che le cose che ti perdi adesso le ritroverai dopo, quando avrai raggiunto ciò che devi raggiungere.
Ma poi, quando ti ritrovi sulla vetta e finalmente ti fermi, capisci due cose.
Uno. Che gli altri sono ormai troppo distanti non solo per celebrarti, ma anche solo per vederti.
Due. Che a te sta bene cosi.
Quindi quell'uomo te lo ritrovi poi a bere il terzo bicchiere di Gin nel peggior bar della Città, vestito come l'uomo qualunque che non è mai stato, come l'uomo che non ha potere.
A bere il terzo bicchiere di un pessimo Gin, sperando che le voci che ha sentito siano vere.
Per alcuni, la morte è l'unico modo per tornare a sentirsi vicini a se stessi, in equilibrio.
"3 Gin bruciano come l'Inferno"
"Solo chi è stato all'Inferno può saperlo"
L'uomo poggia il bicchiere. Vuoto. Per alcuni secondi guarda il suo volto nello specchio dietro il bancone. Uno strano sorriso, che Ash non capisce. Proprio lui che è cosi bravo a capire le persone.
Qualche secondo e poi l'uomo dice "Possiamo andare".
Si alza ed esce fuori, da solo.
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