Burn!!!

Burn!!!
foto di Komno Photografy

lunedì 24 marzo 2014

Paul Chapman


-testo di Rumigal
-foto di Marìka Moretti



“Svegliarsi ogni mattina alla stessa ora. Fare colazione in compagnia di tua moglie e portare i bambini a scuola mentre vai a lavoro, nello stesso ufficio, ogni santo giorno, come fosse una punizione del cielo.
Quando cresci sei pieno di speranze, credi di essere speciale.
La verità è che basta poco. Basta veramente poco per finire cosi, a vivere nella routine.
Inizi con il credere di avere tempo. A pensare che avrai anche domani per fare una qualunque cosa di cui ti importi davvero.
Scrivere un libro, provare a sfondare con la tua band, andartene in giro zaino in spalla come in On the Road.
Tutte cose che farai “domani”, perché oggi hai altro da fare.
Finire gli studi, trovare un lavoro, soddisfare le aspettative di chi ti sta intorno. E tu non te ne rendi conto ma è in quel momento che inizia, anzi che è già finita. Quando ciò di cui non ti importa diventa la tua priorità
Perché  poi ciò che rimanderai a domani non sarà più il realizzare un sogno.
Sarà l'andare in palestra. Sarà il “Da lunedì sono a dieta!”, sarà lasciare la ragazza che non ami ma con cui stai da troppo tempo.
 Ma poi in palestra non ci vai. Non ti metterai a dieta. La tua ragazza rimarrà incinta perché si romperà il preservativo e tu le chiederai di sposarti con un anello da due soldi.
Farai dei figli che saranno più grassi e più stupidi di quanto non fossi tu alla loro età. Indosserai vestiti di seconda mano perché farete un lavoro di merda che vi logorerà l'anima e la carne.
 Perderete i capelli e la dignità, sarete sporchi e brutti e sarete incapaci di amare.
Vi sveglierete ogni mattina alla stessa ora per fare colazione con le vostre mogli e portare i bambini a scuola andando a lavoro.
Ma non amerete mai davvero, perché sarete troppo arrabbiati con il destino, con loro, con voi stessi. Non sarete mai felici.
La vostra non sarà vita, sarà un errore.”

La voce della Notte esce dalla radio, nel bar non c'è nessuno che parla. Si sente solo il rumore di qualche bicchiere che sbatte su un tavolo di tanto in tanto.
Dietro il bancone Charlie sta asciugando dei bicchieri con un panno e sembra assorto nei pensieri.
Il locale questa sera è davvero tranquillo.
Paul beve il suo gin liscio pensando che le parole della Notte, il conduttore di “Borderline”, sembrano proprio rivolte a lui.
 In fondo, se si trova qui non è proprio perché ad un certo punto della sua vita le priorità sono diventate l'arrivare a fine mese senza spararsi?
Cazzo è vero non è vita questa. Chiamala errore, chiamala come cazzo ti pare, ma non è vita.
Il gin scorre come fiamma viva lungo l'esofago. Ne ha già presi due.
Il fatto è che tra il momento in cui sei il padrone del mondo e quello in cui ti fai 3 gin lisci da solo aspettando il tizio che deve ammazzarti il tempo passa cosi in fretta da far girare la testa, e Paul questo lo sa fin troppo bene. Non ricorda quando aveva capito di non amare più sua moglie. Ma ricorda quando aveva capito che neanche lei amava più lui.
Era una sera in cui tornando da lavoro, si era fermato a bere proprio qui. Non si era ubriacato, ma aveva fatto tardi parlando con Charlie del più e del meno.
Quando poi era tornato a casa e sua moglie non gli aveva neanche chiesto che fine avesse fatto, aveva capito che la loro “storia” era finita.
 Che poi, ascoltando le parole della Notte... se non fosse stato per la gravidanza, che ne sarebbe stato di loro? Due ragazzini stupidi che volevano solo scopare, e che l'avevano presa nel culo, storia banale come tante altre.
L'orologio indica che è mezzanotte.
“3 gin lisci bruciano come l'inferno.”
Paul si volta per guardare l'uomo che si è appena seduto accanto a lui. Occhiali da sole, cappello e cappuccio, il mento appoggiato sopra le mani.
“Solo chi è stato all'inferno può saperlo.”
L'uomo sorride. La risposta di Paul è corretta.
“Vogliamo andare?”
Paul guarda il bicchiere che ha tra le mani. Non si torna indietro, ormai. Finisce l'ultimo sorso.
“Si.”

Camminano velocemente attraverso vicoli bui, lontani da sguardi indiscreti.
Paul segue l'uomo che chiamano Ash e di cui nonostante tutto ha dubitato fino all'ultimo.
“Se sei qui, vuol dire che sai già tutto e cosa ti aspetta. Da domani mattina tu sarai morto. Ci sarà un cadavere irriconoscibile con tracce del tuo DNA quindi nessuno ti verrà a cercare e potrai rifarti una vita.”
Voci su questo tizio giravano da tempo ormai. Se volevi sparire e non avere nessuno che ti rincorresse bastava pagare la giusta cifra e il gioco era fatto. Paul ne aveva sentito parlare a lavoro, un po in giro. Ci aveva messo mesi a trovare le informazioni giuste. E pochi giorni per decidere cosa fare.
Ad un tratto l'uomo si ferma. Paul si guarda attorno. Non sa come, ma sono arrivati al deposito degli autobus, al confine della Città.
“Qui dentro c'è un biglietto che ti porterà abbastanza lontano da farti passare la voglia di tornare indietro, se ti dovesse venire”.
Una borsa nera nascosta dietro una cassa. Paul la prende, la apre.
“Ci sono anche un po di documenti. Non ti preoccupare, sono come veri. Paul Chapman non esiste più.”
L'uomo strappa un po di capelli di Paul. “Dammi la  mano, adesso.”
Prende un coltello e fa un lungo taglio. E' parte dell'accordo, Paul lo sa, riesce a non gridare.
“Queste sono le ultime cose che rimarranno di te, Paul. Da questo momento, non dovrai mai più farti vedere in questa Città. Se per sbaglio ti incontro per strada, ti ammazzerò. Tu non conosci il mio volto, ma io conosco il tuo.”
“..Si, va bene.”
Ash si volta per andarsene, dopo aver preso le chiavi della macchina di Paul.
“Grazie”, fa lui, “non hai idea di... di come mi senta” fa Paul, sorridendo, finalmente libero.
“Si, certo.” fa Ash, per poi voltarsi e sparire nel vicolo.

Cammino a testa bassa, questi vicoli li conosco come le mie tasche. Nonostante sia buio come un buco nero, avanzo tranquillamente. Il problema di questo lavoro sono le persone.
Le storie di quelli che richiedono i miei servigi sono sempre le stesse.
Vigliacchi che non hanno le palle di lasciare le proprie mogli o di occuparsi dei figli che hanno messo al mondo.
Arrivo alla macchina, una punto rossa. La targa è quella.
Da quando ho iniziato mi sono occupato di una ventina di persone. Ma non ricordo quasi nessuno di loro. Dico sempre che conosco i loro volti, ma la verità è che già non saprei più riconoscere Paul Chapman neanche se lo vedessi adesso.
 Sono troppo vigliacchi per tornare indietro, e questo basta.
Accendo la radio, metto in moto.
Ripenso alle parole della Notte. Adatte a tutti i miei clienti, no?
Ognuno di loro pensa di essere speciale, eppure valgono ancora meno di questo barbone morto.
Il cadavere che ho recuperato ieri. Un barbone senza nome, potrebbe essere morto di freddo, di cirrosi, o di tristezza.
Il trucco è questo. Recuperare un cadavere di cui nessuno si occuperà, distruggerlo con il fuoco e lasciare qualche traccia di DNA. Il fatto che il padrone della macchina sia stato visto bere 3 gin lisci e se ne sia poi andato da solo non desta molti sospetti.
 Di questi tempi ubriacarsi fino a morire non è più tanto strano.
Sono veramente tempi del cazzo, quelli che stiamo vivendo.
La macchina va a schiantarsi contro il muro che circonda la fabbrica abbandonata e prende fuoco.

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